11 Novembre 2014

La moda scomoda e lo stile che fa male: crinolina e corsetto

E se dicessi "vestiti" e "scomodità"? La prima immagine che ti si forma in testa è Lady Gaga con uno dei suoi improbabili outfit?

Ok, andiamoci piano...

Lei sembra abbastanza rilassata e a suo agio, e poi è un Made in Italy targato Armani!

Quindi, scartata Lady Gaga che deve averci fatto il callo a indossare abiti dalla dubbia comodità quale altra immagine vi viene in testa?

Ma è ovvio...

L'ABITO per eccellenza... Quello da sposa!

Ammettiamolo... Siamo cresciute con il mito dell'abito vaporoso da principessa... Però poi abbiamo fatto la danza della vittoria quando abbiamo scoperto tutti gli altri tagli di abito da sposa! E ancora oggi quando vediamo una sposa con l'abito princess o una star con un gonnellone vaporoso sul red carpet la prima battuta che facciamo è: sì, fai tanto la figa... Ma voglio vederti se ti scappa da andare in bagno!

Insomma, viviamo in una placida era di comodità dove le costrizioni ce le andiamo a cercare per un momento speciale o ci inciampiamo per caso ­per poi spesso pentircene amaramente­.

E se vi dicessi che, una volta, le costrizioni fisiche, il dolore e la scomodità erano la normalità della tradizione sartoriale?

Pronti a conoscere il lato horror dello stilismo di moda antico?

Lato horror? Mi devo truccare come la moglie di Frankenstein e fare incetta di carta igienica per travestirmi da mummia?

Aahahah! No.

Ma ti tremeranno lo stesso i polsi, altroché!

Il rigore religioso spagnolo del '600 mischiato alla Controriforma cambiano completamente il mondo del taglio e cucito. Gli abiti femminili si chiudono sul petto con alti colletti e pettorine, compare la gorgiera, uno spesso collare rigido che assomigliava a un piatto tant'è che, addirittura, qualcuno parlò della moda alla Giovanni Battista perché alcune di queste gorgiere avevano un raggio tale da coprire le spalle e far sembrare che la testa vi ci fosse appoggiata sopra, staccata dal corpo.

Le gonne non vengono risparmiate e viene introdotto il garde ­enfant (italianizzato in: guardinfante) una struttura conica a cerchi concentrici che veniva portato sotto le gonne.

Questo strumento che voluminizzava le gonne era stato inventato per proteggere il ventre delle donne in stato interessante (da qua il nome: il proteggi­bambino), presto divenne un vero e proprio must have e anche le bambine dovettero cominciare ad indossarlo fin da piccolissime per abituarcisi.

Ti lascio supporre come questa impalcatura non facilitasse i movimenti, certo... Si poteva ambire ad una falcata da bersagliere grazie all'ampiezza della gonna ma se poi ti incastri in una porta la tua falcata ampia è inutile!

Osserva anche la posizione delle braccia di questa ragazzina, non riesce assolutamente a tenerle lungo il corpo, non oso pensare il fastidio...

Evoluzione francese del guardainfante è il panier, un sottogonna semirigido che si estendeva sui fianchi (non a 360° come il guardainfante) e che aveva la peculiare forma di un "paniere".

Usatissimo e amatissimo dalle dame francesi che, però, non potevano sedersi agevolmente e rimaneva quel problemino delle porte che, comunque, avevano ovviato passando di lato come i gamberi.

Tolta la parentesi dello stile Impero, senza costrizioni di sorta, la deambulazione femminile viene nuovamente imprigionata in una gabbia a cono chiamata crinolina e dalle sue sorelle minori: la mezza crinolina e la tournure (o “sellino”).

La mezza crinolina prevedeva che il volume si spostasse sui fianchi e sul sedere, mentre la tournure prevedeva che il volume si concentrasse solo sul sedere lasciando il resto della gonna morbida sulle gambe.

La foto della zarina Marija Fëdorovna, al secolo Dagmar di Danimarca, introduce un altro mezzo di tortura che imprigionava le donne: il corsetto, un busto dalla lunghezza variabile (solitamente dal seno ai fianchi) che stringeva il corpo femminile.

Nato secoli addietro per nobili scopi medici ­(doveva sorreggere la schiena femminile, ritenuta debole di natura)­ divenne presto una delle cause di morte per molte donne, costrette ad indossarlo fin da bambine.

Tra problemi respiratori, di digestione e organi interni perforati da costole spezzate il corsetto era lo status ­symbol di molte signore.

I primi modelli erano in metallo e si chiudevano sulla schiena con una molla, poi nacquero i corsetti in tessuto rinforzati da stecche di balena o di vimini.

L'infanta di Spagna, Maria Antonietta e Dagmar di Danimarca portavano il corsetto ma osservando le immagini notiamo che l'unico cambiamento davvero importante del corsetto fatto durante i secoli (tralasciando la sua lunghezza e la scollatura) è di quanto questo andasse stretto in vita, l'apoteosi fu raggiunto nel tardo '800 quando impazzò la moda del vitino da vespa e si fissò di 40 cm la circonferenza ideale della vita femminile.

Gonne enormi... Corsetti dolorosi...

Una sola domanda: perché?

Si può abbracciare la teoria estetica: si indossavano quei capi perché erano ritenuti belli ed erano ritenute belle le deformazioni che apportavano alla figura femminile.

Oppure si può abbracciare la teoria sociale: si indossavano quei capi perché rappresentavano il ceto di appartenenza di una persona.

In questo caso possiamo dire che “l'abito fa il monaco” e nei secoli passati era anche comprensibile, quando non esisteva TV, internet e la stampa stava cominciando ad affermarsi era solo grazie agli abiti che le persone si facevano riconoscere. E, per i nobili, un abito fiabesco fatto di tessuti preziosi e di forme strane era un modo inequivocabile per qualificarsi.

Corollario della teoria sociale dello status è la teoria sociale del ceto privilegiato, concetto che si nota nella moda femminile di molte altre culture.

In questo caso un busto invalidante e una gonna che impedisce la deambulazione erano simbolo di una donna benestante che non aveva bisogno di tanta libertà di movimento poiché non doveva lavorare.

Alcuni studiosi hanno equiparato il corsetto alla pratica del Loto d'oro in Cina che prevedeva la deformazione estetica dei piedi femminili mediante la fasciatura fin dalla tenera età; anche in questo caso, per i motivi più disparati tra cui anche il privilegio di non dover lavorare, le donne si privavano della propria libertà di movimento e della propria autonomia.

Paul Poiret rivoluzionò l'idea del fare un vestito togliendo il busto alle sue donne, dando loro la spontaneità e valorizzando la bellezza naturale e varia del corpo femminile.

Coco Chanel fece un ulteriore balzo avanti, semplificò i capi di abbigliamento per signora.

Fino a quel momento avevamo vestito donne inutili, oziose, donne a cui le cameriere dovevano infilare le maniche; invece, avevo ormai una clientela di donne attive; una donna attiva ha bisogno di sentirsi a suo agio nel proprio vestito. Bisogna potersi rimboccare le maniche. Coco Chanel, Storia illustrata della moda e del costume, 2001, p.222

Quindi viva la libertà! Viva la libertà di essere sé stesse e viva la libertà di movimento! Cosa ne pensi della citazione di Coco? Sei d'accordo?

Quali sono state le tue esperienze dolorose o scomode con abiti e accessori? E, soprattutto, concepisci l'idea che per seguire una moda o per compiacere qualcuno bisogna soffrire o limitare la propria libertà di movimento?

Faccelo sapere in un commento!

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