25 Novembre 2014

Le subculture nella moda: i Paninari

Sarà capitato anche a te quando avevi meno anni sulle spalle.

La famiglia è riunita a tavola per la cena, state guardando la TV, il TG trasmette l'ennesima notizia di tragedia giovanile fuori dalla discoteca e parte, puntuale, il sermone sui gggiovani senza valori e cose del genere... Quelle cose che dovrebbero farti sentire la vergogna del genere umano, il cromosoma impazzito dopo gli anni della rivoluzione (i '60) e gli anni della viuuulenza ('70) che ha permesso la nascita di individui come te... Sì, come te che non sai nulla di politica, non ti importa nulla dell'impegno sociale e i tuoi unici pensieri vanno alla puntata odierna di Sailor Moon, allo smartphone nuovo o alle vasche in centro.

Sì, tu.

Il gggiovane senza valori!

A questo punto sorge spontanea una domanda: ma è la mia generazione il paziente 0 di questo delirio edonista giovanile di cui tutti si lamentano? Siamo noi i responsabili di questa corsa forsennata al consumo e alla selfie con la bocca a culo di gallina?

A parte il fatto che accusare una generazione di essere la responsabile del comportamento sbagliato di un'altra generazione è da pezzenti ridicoli...

Ma anche volendo giocare con queste regole la risposta è no.

Non è stata la mia generazione la prima generazione disimpegnata ed edonista dell'epoca contemporanea.

Avrai un cugino quarantenne, no?

Vai da lui, fissalo intensamente, e poi vientene fuori con una frase che suoni tipo: hey, panozzo sfigation! Ma quanto ti mancano i fine a Curma ora che ti sei caricato la sfitty e hai i nani al seguito?

Se ti guarda con un'espressione che sembra che dica MI HAI SCOPERTO! allora sappi che hai davanti un paninaro, ovvero, quella subcultura giovanile degli anni '80 che viene considerata la capostipite del disimpegno giovanile contemporaneo.

Ovvero, l'inizio di tutto...

La moda paninara nasce a Milano negli anni '80; i puristi delle date fissano, indicativamente, il 1983 come data di inizio della moda e il 1989 come data di fine del fenomeno.

La moda paninara era una tendenza molto targetizzata che influenzava solo i ragazzi delle scuole superiori.

Negli ambienti universitari questa moda non attecchì e alle medie inferiori ci entrò solo per i primi anni '90 come scimmiottamento della moda vera e propria.

Nulla a che vedere con le moderne mode Emo o Hipster dove si è Emo o Hipster dalle medie all'università... E spesso anche dopo...

Dopo gli anni delle rivolte giovanili e gli anni dell'impegno sociale e politico la gioventù italiana si comporta come un cavallo tirato troppo per le briglie, si ferma di botto e il morso gli scappa dalla bocca (cit. Madame Bovary).

Basta politica!

Al diavolo la gente che soffre e combatte ogni giorno per la libertà!

Basta con l'impegno!

Andiamo a sciare a Courmayeur facendo sfoggio dei nostri capi firmati comprati coi soldi del papi e sfottiamo chi si sbatte in politica chiamandolo Chaina (China) senza distinguere se è rosso o nero.

Facciamo vasche in centro con la nostra cumpa (compagnia) con l'unica preoccupazione di non farci rubare le scarpe e il giaccone firmato, prendiamo in giro chi non si può permettere di andarsene in giro con 500.000 Lire di roba addosso e evaporiamo come nebbia al sole alla vista di un metallaro o di un dark molto grosso e molto cattivo.

Ti sembra un modo di comportarsi simile ai nostri attuali truzzi?

Sapevi che la parola truzzo viene dritta dal gergo paninaro e significa persona rozza che indossa capi contraffatti?

Non si finisce mai di imparare!

Il vero feticcio dei paninari, da qua il nome, erano i panini consumati nei bar del centro o nei primissimi fast-food delle catene U.S.A. Arrivati in Italia.

A Milano, capitale dello stile paninaro, gli avventori dei fast-food si dividevano tra il Wendy's e il compianto Burghy (McDonald's sarebbe arrivato solo più tardi) e nascevano delle vere e proprie faide tra le gang di paninari che frequentavano l'uno o l'altro.

La moda paninara era una moda molto strana, quasi unisex, dove i must have dell'abbigliamento erano uguali per ragazzi e ragazze.

I jeans feticcio dei paninari erano i Levi's 501 da portare corti sopra la caviglia in modo da far vedere i calzini colorati.

Chi poteva permetterselo li faceva accorciare ma chi non poteva li portava semplicemente arrotolati.

Non vorrei inquietarvi ma avete fatto caso che questa moda del jeans col risvolto è tornata in auge?

Sì, perché c'è sempre un momento nella storia della civiltà umana in cui si impazzisce di colpo e si pensa che andarsene in giro conciati come Steve di Otto sotto un tetto ti faccia rimorchiare!

La parte superiore del corpo era coperta da felpe larghe e coloratissime.

Aziende come la Moncler fecero un sacco di quattrini grazie ai loro giacconi imbottiti -modello Omino Michelin- che facevano girare la testa ai paninari.

Le scarpe divennero uno status symbol e la marca preferita del paninaro era la Timberland, chiamata amichevolmente Timba, i modelli più giusti erano gli scarponcini e il modello da barca.

Sì, quei due modelli infami che tutti vorremmo vedere in una lotta all'ultimo sangue con gli UGG...

L'accessorio per eccellenza di un paninaro erano gli occhiali da sole Rayban; i più spregiudicati vantavano anche cinture da mandriano o dettagli dell'abbigliamento dal gusto texano.

La paninare venivano chiamate sfitinzie, sfitty o squinzie (ma l'ultimo epiteto non era dei più civili!).

Come già detto l'abbigliamento paninaro era unisex quindi felpe, jeans, Rayban e Timberland andavano alla grande anche per le ragazze.

Le differenze si notavano nei particolari.

Gli accessori delle sfitties (plurare di Sfitty) erano fiocchi e fasce per capelli, braccialetti di plastica coloratissimi, borse a cartella in tessuto o plastica delle marche Camomilla o Naj Oleari.

Se non indossavano i Levi's le ragazze indossavano gonne corte sopra il ginocchio, a tubino; quando si liberavano dalle Timberland (o dalle reebok) era la ballerina col tacco rasoterra o la décolleté col tacco a stiletto a farne da padrona.

Rimaniamo sullo stile e parliamo del capello.

Il gusto estetico generale degli anni '80 contagia anche la moda paninara e non è raro scontrarsi con il mullet.

Un taglio di capelli super in voga nel tempo per ragazzi e ragazze che prevedeva il mantenimento dei capelli corti sulla sommità del capo e lunghi dalle tempie in giù.

Come resistere a cotanta bellezza assassina???

Noi del blog siamo tutte svenute...

Facciamoci coraggio...

Tra qualche anno saranno i nostri nipotini a inorridire pensando agli UGG, ai leggings dalle stampe improponibili, ai capelli mezzi rasati e mezzi lunghi... E' il naturale corso degli eventi!

E della moda.

Ma perché la moda paninara ha fatto così tanto scalpore e presa nell'immaginario collettivo? Tanto che il gruppo musicale Pet Shop Boy ha girato un videoclip musicale a Milano intitolato proprio Paninaro e con paninari veri?

Forse per la sua brevità.

O forse per essere stata la prima cultura giovanile non schierata e votata al piacere.

I primi a non fare la storia come i loro genitori e i loro fratelli maggiori ma a guardarla dal di fuori comodamente seduti in poltrona.

Hai voglia di partecipare?

Ma no, dai, sto bene qua...

Sono passati vent'anni tra la prima e la seconda foto, tante cose sono cambiate nel frattempo, nuove mode sono sorte e sono morte, l'impegno sociale e civile è tornato in auge ed è vissuto con entusiasmo dai giovani come persiste anche il disimpegno di chi, proprio, non riesce a trovare la propria lotta.

Ci sono ex paninari tra i lettori del nostro blog? Fatevi avanti senza vergogna e condividete con noi le vostre esperienze troooppooo giuste!!!

Ps. Per scoprire quali sono i colori, i tessuti, i tagli, i colli... Più adatti alla tua figura scarica la guida gratuita "I 9 segreti per scegliere l'abito giusto".

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